Venerdì 2 Dicembre 2016 alle ore 21 presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria (Via Ravasi 2, Varese) si terrà un incontro-dialogo con Carlo Soave, biologo (Università degli Studi di Milano), e Carmine Di Martino, filosofo (Università degli Studi di Milano), sul tema:

Modificare la vita: a immagine di cosa?

A quale immagine di sé l’uomo tende nel suo incessante sviluppo? Quale speranza ultimamente lo muove? Quali le conseguenze etico-sociali?

Il WHAT – What’s Human About Technology? che compare nella locandina è uno spazio dedicato alla tecnologia, realizzato da Associazione Euresis e Fondazione CEUR, frutto del tentativo di mettere in luce soprattutto le domande acute che i diversi tipi di tecnologia, in particolare negli anni più recenti, sollevano sul nostro modo di guardare il mondo e di guardare noi stessi, senza sottrarsi alla drammaticità di alcuni interrogativi e pur riconoscendo il potenziale di utilità che la tecnologia offre.

Da un articolo di Carlo Soave per ilsussidiario.net:

“Nel 2004 si concludeva lo Human Genome Project–read, il progetto che aveva come obiettivo sequenziare (leggere) l’intero genoma umano. Ora (giugno 2016) si affaccia il nuovo progetto, lo Human Genome Project-write, cioè sintetizzare in laboratorio (scrivere) un intero genoma umano. Il progetto prevede un investimento di cento milioni di dollari e un tempo di dieci anni per completarlo. Ma per che scopo? Per capire meglio il funzionamento dell’organismo umano dicono i proponenti: certamente, ma anche per costruire il superuomo, l’uomo esente da imperfezioni, esente dai mali della vecchiaia e, perché no, magari se non proprio immortale, quasi immortale.
Allora forse è opportuno ricordare quanto il coro chiedeva a Prometeo nel Prometeo incatenato di Eschilo scritto quasi duemilacinquecento anni fa: 
«Coro: Nei doni concessi, non sei magari andato oltre?
Prometeo: Sì, ho impedito agli uomini di vedere la loro sorte mortale.
Coro: Che tipo di farmaco hai scovato per questa malattia?
Prometeo: Ho posto in loro cieche speranze».
Ma è proprio questo che desideriamo? Perché
«A cosa servirebbe una tecnica capace di renderci immortali, se poi non sapessimo quale uso fare dell’immortalità»
(Platone, Eutidemo)