DEFCON – 26.04.2025

Oggi si celebrano i funerali di Papa Francesco, tornato alla casa del Padre nelle prime ore di lunedì 21 aprile. Vi risparmiamo qui i quintali di melassa, di retorica e di buoni sentimenti che hanno inondato i media in questi giorni. Segnaliamo un unico ritratto che vale la pena leggere: lo ha scritto Lucio Brunelli, vaticanista e amico personale di Bergoglio, per l’Osservatore Romano.

Non sarà semplice per il suo successore raccogliere l’eredità del pontificato di Francesco. Lui ha compreso meglio di tanti altri e in largo anticipo il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Come riporta Alberto Melloni sul sito dell’ISPI il suo può essere letto come un doppio papato in linea temporale. Uno terminato nel 2022, quando mancò Benedetto XVI, l’altro conclusosi con la sua scomparsa. 

E ORA?

Francesco ha nominato nuovi cardinali praticamente in ogni anno del suo pontificato. Piero Schivazzi in questo episodio del podcast di Limes mette in fila le mosse di Bergoglio per arrivare alla attuale geografia del conclave.

Molte scelte sono state fatte per fare avere un peso maggiore ai cardinali asiatici, nonostante i cattolici siano appena il 3% della popolazione del continente, forse un lascito di papa Bergoglio per avvicinare sempre di più il suo grande obbiettivo: la Cina. Un sogno rimasto in larga parte irrealizzato come riporta su Tempi padre Bernardo Cervellera.

Chiudiamo la parentesi vaticana con questo ottimo articolo del Post che riassume chi sono i cardinali, chi li ha nominati, qual è il loro ruolo e che età hanno al momento del voto.

INTANTO NEL MONDO

La tensione tra India e Pakistan è alle stelle. Un grave attentato nella regione del Kashmir ha portato alla morte di 26 turisti per mano di terroristi islamisti con presunti legami con i servizi segreti pakistani. Qui un utile recap del Council on Foreign Relations su una situazione calda da decenni ma che ora rischia di portare seriamente a un nuovo pezzo di terza guerra mondiale, per citare un’espressione coniata da Papa Francesco nel 2014.  

Instabilità e caos sono vertiginosamente in aumento in tutto il mondo. Anche nel Mar Rosso ormai tra USA e Houthi è guerra aperta. Se la situazione dovesse andare definitivamente a rotoli chi difenderà libertà e democrazia? Il primo pensiero fino a pochi mesi fa naturalmente sarebbe corso agli Stati Uniti. Eppure tutte le simulazioni di guerra su ipotetici interventi USA, le più recenti sono dedicate a Taiwan, parlano di un esercito che finirebbe le munizioni nel giro non di anni, non di mesi: di settimane. Tanti ingranaggi della macchina militare USA non sono oliati. Il perché lo spiega Michael Brown, direttore tra il 2018 e il 2022 della Innovation Unit del Dipartimento della Difesa USA.

Un problema mica da poco, specialmente quando hai un Presidente che sembra intenzionato a ristabilire la politica di potenza come metodo di relazione tra stati. E mentre Trump continua a bisticciare con la Cina sui dazi l’Unione Europea si muove per ridisegnare gli equilibri commerciali con il resto del mondo, ora che il partner americano non è considerato più affidabile.

Un ulteriore raid russo nella notte tra mercoledì e giovedì ha ucciso 12 persone a Kyiv. Trump ha chiesto a Putin di fermarsi ma ha anche accusato il presidente ucraino Zelensky di prolungare “lo sterminio con le sue posizioni sulla Crimea” riferendosi alle opzioni di rinuncia territoriale prospettate all’Ucraina per avviare colloqui di pace. Il Post sottolinea come questo sia un grosso problema: i confini sono sanciti nella costituzione ucraina e un referendum per modificarla ad oggi non incontrerebbe il favore del popolo.