Ottant’anni fa la Seconda Guerra Mondiale proprio in questi giorni era ancora in corso. Entro poche settimane e gli Stati Uniti avrebbero sganciato contro il Giappone le due bombe atomiche che avrebbero portato il mondo in una nuova epoca. Eppure, il 26 giugno 1945 nacquero le Nazioni Unite, un luogo che nonostante i tanti limiti ha dimostrato nei decenni successivi l’importanza del multilateralismo e la sua grande lezione: da soli non ci si salva. La forza delle armi deve essere l’ultima, ed estrema, ratio. Andrea Tornielli sull’Osservatore Romano nota come questi princìpi non stiano vivendo il loro tempo migliore.
Oggi infatti è tornato di moda il rapporto di potenza. Le azioni militari sui cieli dell’Iran ne sono solo l’ultima manifestazione. Oggi si combatte una terza guerra mondiale a pezzi e ci è mancato poco che ne scoppiasse una, per così dire, ufficiale. L’azione israeliana prima e statunitense poi ha ribadito la netta superiorità militare degli USA e del suo alleato principale nell’area. Ma chi pensa di poter risolvere i problemi colpendo più duro dei nemici insegue un’illusione, nota Mauro Magatti su Avvenire.
LA VITTORIA DI DADDY TRUMP
Continuando il parallelismo con cui abbiamo iniziato, c’è un’altra organizzazione multilaterale figlia della Seconda Guerra Mondiale che sta vivendo una fase molto delicata: la NATO. Il vertice appena concluso all’Aja ha ufficializzato la decisione di portare il budget per la difesa dei paesi membri dal 2 al 5%.
Un atto politico per rispondere alla crisi ucraina e alle tensioni sempre più forti in tutto il globo ma soprattutto per impedire al Presidente del maggior contribuente dell’alleanza di mettere in crisi la sua tenuta. Politico nota come la promessa di raggiungere la soglia del 5% sia però la cosa più semplice. Più difficile sarà conciliarla con la realtà dei bilanci pubblici. Il Corriere della Sera per esempio mette in fila qualche conto per l’Italia. Inutile dire che Corte dei Conti e altri organismi finanziari sono già molto preoccupati.
Ma se il Segretario della NATO Mark Rutte si è prodigato in tutti i modi per compiacere Trump, consentendogli di mettere a segno un colpo notevole all’Aja, comunque un Paese ha deciso di incrinare l’immagine dell’Alleanza Atlantica che nei piani degli organizzatori doveva uscire dal vertice compatta nella scelta dell’aumento. Si tratta del nuovo “villain”: la Spagna di Pedro Sanchez, che ha rifiutato di aumentare il proprio budget per la difesa.
SI VIS PACEM
Paragonare diverse epoche storiche 9 volte su 10 conduce all’errore. C’è riarmo e riarmo: i paesi europei, specialmente quelli più vicini alla Russia, non vogliono correre il rischio di fare la fine dell’Ucraina. Anche la dottrina morale della Chiesa Cattolica distingue tra legittima difesa, che è un principio di ragione, e la guerra preventiva, che invece è sempre illecita. Il piano di riarmo europeo è raffazzonato e frettoloso ed è una risposta parziale e migliorabile a una minaccia reale.
E’ effettivamente prudente dotarsi dei mezzi per resistere a una possibile aggressione. Ma ci sono altre minacce, interne. […] Prima di trovare i mezzi di difesa, bisogna porsi la domanda preliminare: che cosa vogliamo difendere, esattamente? […] Io direi: il libero accesso alla verità.
Rémi Brague
Il filoso francese Rémi Brague dialogando con Mattia Ferraresi su Tracce ragiona sulla ansia europea di riarmarsi, che nasconde un duello più sottile: quello tra la vera Europa, cosciente di essere un mix tra la civiltà classica greca, il diritto romano, la cultura ebraica e cristiana, e la falsa Europa, che invece di insegue il mito del progresso inevitabile.
