Perché ricominciare questo lavoro

Ci sono punti di luce nel chiaroscuro delle circostanze che la Storia ci offre. Scoprirli e approfondirli assieme è un lavoro necessario e prezioso. Ecco perché DEFCON riparte

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti e in diversi ci avete chiesto che fine abbiamo fatto. Queste settimane tra dicembre e gennaio sono state utili per fermarsi un po’ a riflettere sul valore di quest’opera. Ci siamo chiesti perché continuare. Sicuramente rispondere a chi ci chiedeva dove fossimo finiti è un motivo più che valido. Ma non l’unico.

DEFCON è nata quasi per caso a inizio 2025 con uno scopo semplice: aiutarsi a cercare di capire il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, e che in questi ultimi anni ha accelerato parecchio. La fitta rete di istituzioni internazionali che ha garantito benessere e pace, almeno in Europa, nel secondo dopoguerra è ormai di fronte a cambiamenti ineludibili, nuove tecnologie stanno plasmando il presente e il futuro sembra sempre più incerto.

Abbiamo iniziato a fare DEFCON innanzitutto perché riteniamo che questo lavoro sia utile per noi, ma, attraverso la selezione dei pochi contenuti su cui poggia questa newsletter, speriamo di offrire una proposta interessante per chiunque, in mezzo allo sconfinato mare di notizie in cui ci imbattiamo quotidianamente.

Il pungolo per rinvenire brandelli di verità dentro la realtà, pur nella sua complessità, ci è continuamente sollecitata dall’esperienza cristiana cui apparteniamo: è questa la molla che spinge noi in questo lavoro, ed è ciò da cui nasce il Centro Culturale Kolbe. Non abbiamo la preoccupazione di imporre una nostra visione, ma l’urgenza di scoprire e indicare punti di luce dentro il chiaroscuro delle circostanze che la Storia ci offre. Il desiderio profondo che ci ha animati fin da subito, e che ci spinge a ricominciare, è essere utili; cioè che questi nostri tentativi che di volta in volta vi inviamo in newsletter diventino spunti per approfondimenti ulteriori, generando possibilità di incontri positivi.

Papa Francesco, in un discorso a novembre 2024 proponeva alcuni criteri per contrastare il “colonialismo ideologico”, che prospera nell’incertezza di questo cambiamento d’epoca. Sono criteri che Bergoglio stava elencando davanti a una platea di studiosi e di accademici ma crediamo che essi siano preziosi anche per il nostro tentativo di orientarci tra gli avvenimenti del mondo:

La realtà sia più importante dell’idea: se si vuole cercare sinceramente la verità è vitale che qualsiasi riflessione onori il primato della realtà. È lecito avere un approccio critico ma esso deve seguire i fatti, non cercare di plagiarli per dimostrare agli altri che la propria opinione è quella giusta.

L’unità prevalga sul conflitto: proporre una visione del mondo genera inevitabilmente controversie. Desideriamo che esse siano occasione di dibattito serio e che portino a una comunione di intenti, anche tra diverse prospettive

Il tempo sia superiore allo spazio: desideriamo creare luoghi per dare il tempo di riflettere, senza l’ossessione del risultato immediato

Il tutto sia superiore alla parte: cercare di comprendere cosa accade nel mondo è secondo noi un passo fondamentale per dare la giusta prospettiva agli eventi, per capire meglio che quello che accade nel mondo è intrecciato con le nostre vite.

Fare DEFCON richiede curiosità ma anche fatica. Sia a noi che scriviamo sia a chi ci legge: capire cosa succede nel mondo è necessario. L’impegno personale per leggere e comprendere è insostituibile. Farsi compagnia in questo lavoro è ottimale per renderlo fruttuoso. Perciò chiunque si senta libero di segnalare spunti interessanti.

Per concludere questa prima edizione della nuova stagione di DEFCON ripartiamo da questo discorso che Papa Leone XIV ha fatto al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede per inaugurare il 2026. Questo discorso declina bene i principi sopra elencati calandoli sulla realtà internazionale in cui viviamo. In particolare, risaltano la difesa del multilateralismo rispetto alla diplomazia della forza e la precisa sottolineatura del valore delle parole: un richiamo potente contro la mistificazione della realtà, arma sempre più usata all’interno di precise strategie di guerra ibrida.

“Lo scopo del multilateralismo è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. […] Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti”.