DEFCON – 10.05.2025

Voce pacata ma certa e decisa. Un volto che ispira calma, serenità, moderazione. Le prime parole di Papa Leone XIV durante la messa davanti al Collegio Cardinalizio che lo ha eletto sono un vero toccasana in un mondo che sta entrando in una era di equilibri in ridefinizione e tensioni sempre crescenti. A proposito, ci mancavano solo India e Pakistan.

La prima omelia di monsignor Robert Francis Prevost in veste papale è un appassionato richiamo alla figura di Gesù, vero motore della presenza originale della Chiesa nel mondo. Un appello alla testimonianza dell’annuncio cristiano, un invito a “sparire perché rimanga Cristo”, come nota bene Andrea Tornielli su Vatican News. Rinunciare a sé per diventare protagonisti. Un’ottica rivoluzionaria per il mondo in cui viviamo.

CHI È IL VERO BULLO?

Mentre il Conclave più grande della storia della Chiesa iniziava il primo dei quattro scrutini che hanno portato all’elezione di Prevost migliaia di soldati russi, e cinesi, si preparavano alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca. L’anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica, la sconfitta dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, è da anni l’occasione migliore per il Cremlino di dimostrare di non esser isolato. Dall’inizio dell’invasione in Ucraina la parata si era sempre svolta in tono minore ma quest’anno, come riporta CNN, tanti amici di Mosca hanno scelto di presenziare. A partire da Xi Jinping. Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese non solo ha fatto sfilare i suoi soldati durante la cerimonia ma ha anche dichiarato di essere al fianco di Putin contro “il bullismo egemonico”.

Oltre al presidente brasiliano Lula, da notare anche la presenza addirittura di un leader UE sugli spalti: il presidente slovacco Robert Fico. Nello stesso giorno una coalizione di 40 paesi ha approvato la creazione di un tribunale speciale per perseguire il crimine di aggressione russa. In questo caso va notata l’assenza degli Stati Uniti tra i firmatari.

QUANTI TAVOLI

La prima parola in assoluto pronunciata da Leone XIV quando si è affacciato dalla Loggia della Basilica di San Pietro è stata “Pace”. Gli americani, in attesa di incontrarlo e comprenderne il pensiero, provano a dare nuova linfa alle trattative diplomatiche per cercare una soluzione al conflitto tra Israele e Hamas. Un’esclusiva di Reuters racconta l’idea di una amministrazione temporanea americana per la Striscia di Gaza. Intanto la Casa Bianca avrebbe proposto una tregua di 21 giorni per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. L’obbiettivo del cessate il fuoco sarebbe anche quello di consentire agli aiuti umanitari, attualmente bloccati dall’esercito israeliano, di poter affluire all’interno della Striscia, sull’orlo di una vera catastrofe umanitaria.

Insomma, sembra che dietro all’approccio da bullo verso il resto del mondo l’amministrazione Trump stia provando a far ripartire colloqui, negoziazioni, trattative. Anche con il loro vero e principale avversario: la Cina. La realtà bussa sempre prima o poi e in queste ore, a Ginevra, funzionari di Washington e Pechino dovrebbero tornare a parlarsi per provare a stemperare le tensioni commerciali che hanno sconvolto il mondo nelle ultime settimane.

CONTROPIEDE

In Germania il leader della Cdu Friedrich Merz è stato eletto cancelliere tedesco al secondo voto del parlamento. Si tratta di un fallimento di dimensioni enormi. Per la prima volta nella storia democratica tedesca il Bundestag infatti non ne ha ratificato l’elezione al primo colpo. Uno scivolone politico che compromette fin da subito la tenuta della grande coalizione di governo tra CDU e SPD e che potrebbe costringere Merz a rivedere i suoi piani per riportare Berlino a guidare la politica dell’Unione Europea.

Una leadership debole in Germania sarà un bel problema anche per il piano di riarmo presentato dalla Commissione Europea e su cui sta nascendo un paradosso istituzionale, come riporta David Carretta nel suo Mattinale. Paesi storicamente contrari a strumenti di debito comune come Germania o i paesi baltici oggi sarebbero favorevoli a mettere insieme risorse per una Difesa Comune mentre nazioni storicamente definite “spendaccione” come Italia, Spagna e la stessa Francia sono tiepide verso il piano.