DEFCON – Noi siamo i tempi

Piccole storie di resistenza in Russia. La disillusione dei giovani è un problema per la Cina di Xi. Giorni complessi per l’Ucraina

Considerare i popoli come monoliti senza tenere conto degli individui, delle loro differenze e sfumature, è un formidabile strumento di propaganda. È uno dei tantissimi spunti che Svetlana Panic ci ha consegnato la scorsa settimana durante l’incontro “Le ragioni della Speranza” organizzato dal Centro culturale Kolbe a Varese.

Panic ha argomentato questa affermazione raccontando di un amico prete ortodosso russo che ha scelto di lasciare la sua parrocchia e andare a fare il cappellano in un istituto psichiatrico in Siberia pur di non far recitare le preghiere “patriottiche” raccomandate dal Patriarca Kirill, la massima autorità della Chiesa ortodossa russa, per chiedere la vittoria dell’esercito di Putin in Ucraina.

Questa e altre storie simili raccontate durante la serata non sono esempi che possono smuovere lo scacchiere internazionale ma restituiscono l’immagine di un popolo composito e vivo, non ancora completamente sopraffatto dall’apparente appiattimento con cui spesso sentiamo descrivere “i russi”, ovvero un popolo ormai irrimediabilmente rassegnato, apatico se non connivente con la dottrina imperialista di Putin: una narrazione che sicuramente fa gioco al regime. Anzi probabilmente è alimentata da esso.

Questa affermazione vale anche per l’altro monolite per eccellenza: il popolo cinese. Noi conosciamo la posizione dello Stato, il pensiero del leader Xi Jinping, la linea del Partito Comunista Cinese, il soggetto che determina ogni aspetto della vita del Paese. Ma il popolo? Tra le diverse increspature che lo compongono ce n’è una sempre più chiacchierata: la spaccatura tra generazioni. Un concetto sempre più chiacchierato e diffuso a riguardo è “sinopessimismo”. In Cina la disillusione verso le promesse non mantenute dalla crescita economica portentosa degli ultimi decenni è sempre più diffusa, specialmente tra i giovani.

La newsletter di Foreign Affaris, dedicata proprio a questo tema, parte dalla storia di un brillante manager della big-tech Xiaomi, Wang Peizhi, morto a soli 34 anni: a stroncarlo, secondo la moglie, sarebbero stati i ritmi di lavoro massacranti a cui era sottoposto. Nei mesi precedenti alla sua scomparsa Peizhi, assieme a nemmeno una decina di collaboratori, gestiva oltre 260 punti vendita di Xiaomi.

Storie come questa non sono eccezioni in Cina. E raccontano bene come il patto sociale su cui si è retto il paese negli ultimi decenni sia messo a durissima prova: l’ottimismo apparentemente ineluttabile alimentato dal regime sta lasciando il posto a malessere e piattezza affettiva. I giovani vedono irrealizzabili le promesse dello Stato e sempre più spesso sostituiscono la cultura ascetica tipica delle generazioni precedenti, che rimanda all’infinito il godimento del proprio lavoro, con una visione della vita dedicata al presente, all’edonismo e alla parsimonia economica.

Ci sono tanti indicatori che mostrano un rallentamento dell’economia cinese. Ma diversi segnali mostrano che anche la società sta vivendo profondi mutamenti.

E questo, viste le ambizioni di potenza della leadership cinese, non è un bel segnale. La generazione che si sta affacciando al mondo del lavoro oggi è quella degli “sdraiati”. Sacrificio per la patria, generare figli, lavorare e costruire non sono più desiderabili come un tempo.

AL DI LÀ DEL MARE

Mentre Pechino cerca di capire come riparare questa frattura sociale potenzialmente molto pericolosa i militari cinesi continuano a puntare in modo più o meno velato a Taiwan. Reuters ha ricostruito in questa splendida inchiesta (davvero da leggere!) le esercitazioni di sbarco condotte dall’Esercito di Liberazione Popolare usando alcune navi della sua enorme flotta commerciale lungo le coste del Guandong.

La Cina ha sempre affermato di voler risolvere pacificamente la questione Taiwan. Ma queste simulazioni sono una prova dell’esistenza di piani concreti per un tentativo di invasione su larga scala dell’isola. La pressione verso l’isola aumenta. Non è un caso se gli USA hanno approvato una nuova tranche di aiuti militari da 330 milioni di dollari per Taipei, la prima da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.

ZELENSKY NON SE LA PASSA BENISSIMO

Prima il gigantesco scandalo di corruzione nel settore energetico nazionale alle porte di un inverno che si prospetta tremendo. Ora un piano di pace in 28 punti controverso, di cui Axios sostiene girino una versione ufficiale e una ufficiosa, e che in molti punti sicuramente è più favorevole al Cremlino che a Kiev. Non sono giorni semplici per il presidente ucraino Zelensky, che sta vivendo il periodo più complesso della sua esperienza di governo dal 24 febbraio 2022. In un duro editoriale il Kyiv Indipendent sostiene che Zelensky può ancora uscirne in piedi solo se smetterà di accentrare il potere e tornando a sorprendere il mondo come fece in quella notte di febbraio di 3 anni fa, quando invece di fuggire all’estero rimase a difendere il suo paese dall’invasione incarnando lo spirito di resistenza del suo popolo.

LA COMPIACENZA DELLA IA

Se raccontare i popoli come blocchi uniformi aiuta i regimi, disintegrare la coesione sociale rinchiudendo gli individui in piccole bolle autoalimentate assomiglia tanto a un’arma definitiva. Fabio Sabatini, professore di Economia Politica alla Sapienza di Roma, racconta come chatbot e tool di intelligenza artificiale siano programmati con meccanismi di engagement simili a quelli dei social network ma con una novità: la possibilità per l’utente di parlare potenzialmente all’infinito con sé stesso, senza dover sperimentare le relazioni reali ed elementi come disaccordo, attrito o noia. Fattori spesso scomodi ma che hanno un ruolo fondamentale nel limitare il nostro egoismo e sviluppare la nostra capacità di empatia.

Una propensione al dialogo che manca sempre di più e che sembra riflettersi sempre più anche nelle relazioni internazionali e sulla diplomazia globale: per Politico stiamo vendendo la pace per comprare la guerra.

A maggior ragione in questo contesto risuonano scintillanti le parole di Papa Leone XIV:

“I santi hanno testimoniato che l’amore vince la guerra, che solo la bontà disarma la perfidia e che la nonviolenza può annientare la sopraffazione […] proprio il desiderio di comunione, il riconoscerci fratelli, è antidoto a ogni estremismo. […] Il nostro tempo lo possiamo segnare noi, con la testimonianza, con la preghiera allo Spirito Santo perché ci renda uomini e donne contagiosi di pace, accogliendo la grazia di Cristo e spargendo nel mondo il profumo della sua carità e misericordia. Agostino rimarcava: «Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”